
CAPRI DIEM
Presentazione & recensione
CAPRI · 14 SETTEMBRE 2019
Il romanzo CAPRI DIEM è stato presentato a Capri nel settembre 2019, nel giardino dell’Hotel Syrene, immerso nel suggestivo limoneto, in occasione della pubblicazione dell’edizione italiana. Durante la presentazione erano disponibili sia l’edizione italiana sia quella inglese.
All’evento hanno partecipato Marilicia Salvia, giornalista napoletana ed ex vicedirettrice de Il Mattino; Kendra Langeteig, PhD, editor del manoscritto inglese; e Mariano D’Ambrosio, PhD, traduttore dell’edizione italiana.
Editor: Kendra Langeteig, PhD
Lavorare con Kendra è stata una vera fortuna. La sua guida paziente, il suo entusiasmo e le sue osservazioni acute hanno contribuito a dare forma a CAPRI DIEM. Vive nello Stato di Washington, mentre le sue radici familiari affondano a Langeteig, sulla costa occidentale della Norvegia.
Traduttore italiano: Mariano D’Ambrosio, PhD
Traduttore e studioso di letteratura comparata, laureato alla Sorbona. Di origini napoletane, vive a Parigi. La sua traduzione italiana di CAPRI DIEM è stata apprezzata da Marilicia Salvia nella sua recensione del romanzo.



Una recensione di Capri Diem di Marilicia Salvia
Amore e morte a Capri. Ogni parola di questo sottotitolo è una promessa mantenuta. Così come il titolo, Capri Diem, non è solo un gioco di parole ispirato alla famosa massima di Orazio, gioco di parole preso in prestito, come la stessa Cecilia riferisce, da uno storico caprese, Renato Esposito. Nel nostro caso, però, Capri Diem è l’annuncio, il manifesto di una idea, di una riflessione filosofica che permea l’intero romanzo.
È un romanzo complesso questo di Cecilia e allo stesso tempo semplice. Complesso perché fatto di tanti piani: il giallo, innanzitutto. Il poliziesco, o meglio l’investigativo, perché qui a condurre le indagini è l’investigatore di una compagnia assicuratrice che deve stabilire se la donna trovata morta si sia suicidata o sia stata ammazzata, dal momento che c’è in gioco una polizza importante.
Poi c’è l’amore, ingrediente che non può mancare in un romanzo che si rispetti, e soprattutto non può mancare a Capri, isola romantica per eccellenza. Così abbiamo molte donne che si muovono sulla scena, un po’ troppe per un uomo solo, ma tutte hanno il loro giusto posto, in una girandola molto glamour: tanta bellezza, tanta ricchezza, tanta intelligenza e anche tanta semplicità, come bello, ricco e in fondo semplice è lo scenario in cui si muovono.
L’isola di Capri.
E qui veniamo al vero protagonista del romanzo, che è quest’isola straordinaria dove ogni pietra ha una storia da raccontare, ogni luogo ha un suo senso. E Cecilia, da profonda conoscitrice di Capri, non risparmia nessuna parola nel raccontare, mentre racconta la storia dei suoi personaggi, la storia dell’isola, di ogni luogo che nomina, di ogni angolo che descrive.
Perciò questo è un romanzo complesso, ma sarebbe più esatto dire ricco, perché comprende in un unicum tutti questi diversi piani. Al quale si aggiunge quello filosofico, materia che Cecilia maneggia con leggerezza: si parla di fede, di religioni, di filosofie indiane, di yoga, di mantra, del senso della vita e del senso della morte.
Pensate a un libro pesante o pedante? Vi sbagliate di grosso.
Perché invece le pagine di questo libro scivolano via una dietro l’altra, ciascuna emozionandoci con le storie, i pensieri, i dubbi e le speranze dei personaggi. Un’emozione continua, che ci viene regalata da una traduzione straordinaria del testo, immagino fedelissimo dell’inglese raffinato di Cecilia, che ha scritto in inglese, mi ha raccontato, avendo perduto il patrimonio lessicale della sua patria.
Questa è una affermazione che mi ha colpito moltissimo: non deve essere facile per una persona sentirsi di tanti posti ma di nessuno in particolare.
In realtà dal libro la personalità nordica di Cecilia traspare chiaramente e questa è un’altra sfumatura che contribuisce a rendere indimenticabile questo romanzo. Con oggettività e concretezza tutta nordica Cecilia ci descrive un mondo in cui mille culture si incontrano e si fondono.
Sono stata di recente a Oslo e l’ho trovata un posto sorprendente, magico. Solare e allegro. Giovane, aperto al futuro. Uno spirito che ho ritrovato in queste pagine, miscelato allo spirito dei luoghi, questa Capri che è stata terra di imperatori e di pratiche violente, di esperimenti sociologici e terra di concretezza contadina, come il recente bel film di Martone ha raccontato; terra di dissidenti e di esiliati, che hanno mischiato il loro sapere a quello dei locali, diventando essi stessi carne viva di Capri.
Tutto questo è la capresità, o capritudine come dice qualcuno: e forse non è un caso che a restituirci questo mondo sia una straniera adottata — o che forse ha adottato quest’isola magica.
Chi la conosce anche solo un poco, leggendo questo libro si ritroverà trasportato in quei luoghi, che siano la Piazzetta o la panchina di Tragara o il commissariato di polizia o, infine, le storiche ville abbarbicate sulle rocce.
È questa la forza del libro di Cecilia, che porta il lettore “dentro” le pagine, a tifare per l’uno o l’altro personaggio, a trattenere il fiato per l’evolversi del giallo che resta tale, in un crescendo di colpi di scena fino a venti pagine dalla fine.
Nelle ultime venti, si scioglierà l’altro nodo, quello che riguarda i sentimenti.
E sarà difficile, davvero difficile staccarsi da questo mondo così fantastico e allo stesso tempo così reale.
Marilicia Salvia
Viceredattore capo, Il Mattino